Caccia al patrimonio disperso della famiglia Martelli

il Ritratto delle sorelle Cassandra, Teresa e Anna Martelli

di Giovan Battista Benigni

le tre sorelle_Gregori Benigni
le tre sorelle_Gregori Benigni, senza cornice
Quadro del Benigni

A dieci anni dall’apertura Museo di Casa Martelli Mina Gregori, nel 2009, aveva manifestato l’intenzione di donare al museo un’importante traccia della storia dei suoi abitanti: il piccolo dipinto di Giovan Battista Benigni raffigurante il Ritratto delle sorelle Cassandra, Teresa e Anna Martelli, che aveva acquistato dall’antiquario Berto Berti di Firenze, nel 1965. L’opera fa parte delle molte vendute da Francesca Martelli fra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, all’antiquario fiorentino, di cui riferiscono i documenti Martelli, testimoniando il progressivo svuotarsi della casa delle opere e delle cose più “private”. L’antiquario era fra quelli più presenti nella vita della casa e non è difficile individuare in quei documenti il dipinto “privato” venduto da Francesca e poi acquistato da Mina Gregori. Proprio per questa mancanza di testimonianze della vita comune, il dono di quest’opera al Museo avrebbe assunto particolare valore e importanza. Con questa scheda, pubblicata nel 2024, speriamo che la donazione si sblocchi e che gli eredi dell’antiquario Berti o chi lo conosceva possa darci notizia di altre opere Martelli recuperabili, almeno come testimonianza figurativa.

SCHEDA

Giovan Battista BENIGNI (Lucca, 10 dicembre 1736 – Firenze, documentato fino al 1801)
Ritratto delle sorelle Cassandra, Teresa e Anna Martelli
olio su tela con cornice cm 26x40

La piccola tela –acquistata dall’antiquario Berti direttamente dalla famiglia (nota manoscritta M. Gregori) – ritrae le figlie di Niccolò (1715-1782) e Maddalena Tempi (1718-1798) che il pittore lucchese Giovan Battista Benigni, in una rara conversation piece eseguita nel 1777, aveva raffigurato nei ritratti a mezzo busto che arredavano il salotto del piano nobile nel palazzo di via della Forca. Il confronto fra quei ritratti in effigie, e questi della piccola tela Gregori, sarà utile per l’identificazione e la datazione. La vicinanza iconografica fra il piccolo ritratto multiplo, e le tele che fanno mostra di sé nello sfondo de La Famiglia Martelli, inducono ad ipotizzare, infatti, una data molto prossima. Benigni fu pagato, dall’ormai anziano Niccolò, per “un quadro con i ritratti di tutti i nostri signori Martelli figurati in una stanza della nostra casa con vari ornamenti ", il 14 giugno e il 10 settembre 1777, per un totale di circa 80 scudi (citati in Civai, 1990, p. 90 e Bietti, 2005, pp. 180-181). Del dipinto i documenti parlano nuovamente il 19 aprile 1783 quando il pittore fu chiamato da Marco (1740-1813) ad aggiungere i ritratti dei piccoli Maddalena e Niccolò, nati dal suo matrimonio (1771) con Teresa Pucci. Sono i due bambini in primo piano, a cui vengono dati i nomi dei nonni, e che, nel 1783 avevano rispettivamente otto e cinque anni (Bietti, 2005, pp.180-181).
Tornando alla conversation Martelli, Niccolò e Maddalena Tempi vengono raffigurati con i due figli maschi ancora in vita: Marco, primogenito con la moglie Teresa, e il fratello l’abate Giuseppe (1744-1810). In effigie vengono invece ritratti, sulla parete di fondo del salotto, gli altri figli, le femmine ormai fuori dalla casa paterna, e il prelato Leonardo (1742-1768), residente a Roma di cui è visibile la cupola di San Pietro sullo sfondo del dipinto, già deceduto nel 1768. Cassandra nata nel 1748, aveva preso i voti nel convento di San Gaggio, con il nome di Teresa Eletta, nel 1768; Teresa, a destra della piccola tela, nata nel 1751 (m. 1823) era dal 1774 moglie del cavalier Bettino Ginori. Anna, la più giovane, a sinistra, nata nel 1753 e morta nel 1809, si era sposata, il 14 gennaio 1776, con il cavalier Giovanni Luca Orazio Pucci.
Confrontando le tre figure femminili del dipinto Gregori con i ritratti che il Benigni raffigurò nella conversation piece ai lati del dipinto simbolo della famiglia, la Congiura di Catilina di Salvator Rosa, si nota che le fisionomie delle fanciulle sono, nella piccola tela, molto più delineate ma, almeno per Cassandra e Teresa, sostanzialmente identiche. Tali e quali la posa e gli abiti, come simili sono i gioielli indossati da Teresa nella pettinatura alla moda, gli orecchini di perle e diamanti, il filo di perle al collo. Teresa indossa, nei due ritratti, lo stesso abito, per colori e foggia, in seta bordò con nastri e fiocchi in seta verde, il braccio destro, nel dipinto Martelli, reca un prezioso bracciale e la mano con un anello in diamanti e zaffiro posa sul ventaglio chiuso. Anna, nella tela Gregori, sembra più giovane e agghindata rispetto al dipinto Martelli. La più evidente differenza è nella parrucca grigia argento che copre il lobo dell’orecchio: più alta e di tonalità diversa quella Martelli, che le lascia scoperto il lobo dell’orecchio a cui è applicato lo stesso prezioso orecchino a rosa di diamanti e perle. Anche i due diademi che ornano la parte alta della parrucca “a pouf” sono evidentemente diversi: il primo è un complicato e articolato decoro in mussola, fermato da quattro spille con diamanti; l’altro un ricco, ma semplice diadema a filo in brillanti e una spilla, anch’essa con diamante, che ferma una piuma. Identici invece sono il collier e gli orecchini a rosa e pendenti, tutti in brillanti. Un’ altra differenza è che Anna, nel dipinto Gregori, ha le braccia scoperte e trattiene i guanti con la mano sinistra, al polso della destra mostra un bracciale a tre fili di perle. Nella raffigurazione del 1777 il braccio destro è invece coperto dal lungo guanto. L’abito reca ancora il fiocco sul petto e sulle maniche ma, al posto dei nastri lisci, ha altri due fiocchi rossi, molto voluminosi. La foggia dell’abito è diversa non solo nel colore, ma anche nella fattura.
Queste particolari differenze potrebbero dar ragione all’ipotesi che la tela Gregori sia stata eseguita dal vero e qualche tempo prima della conversation e che per quella possa essere stata modello. Sembrerebbe infatti possibile che Anna, nella tela Gregori, sia ancora una fanciulla da maritare: la pettinatura più bizzarra; l’abito più chiaro e scollato in seta azzurra e fiocchi rossi, l’espressione più giovane e spensierata, fanno pensare a una ragazza che stava affacciandosi all’età da marito. In sostanza la sua raffigurazione nel dipinto Martelli appare simile, ma più posata e matura.
Tutto questo fa supporre che la piccola tela dovesse essere stata ordinata qualche tempo prima del dipinto ufficiale, documentato nel 1777. Potrebbe datarsi intorno al 1774 quando Teresa stava uscendo dalla casa paterna per sposare il Ginori o, più probabilmente, subito prima del matrimonio di Anna avvenuto nel gennaio 1776. Nel 1776 Cassandra avrebbe avuto ventotto anni, Teresa venticinque, Anna ventitre, età compatibile con le giovani donne ritratte nella tela Gregori. Se accettiamo l’ipotesi che la piccola tela sia stata di riferimento per i ritratti sullo sfondo del dipinto Martelli, e quindi eseguita poco prima dell’estate del 1777, ci piace immaginare che la madre, la ricchissima Maddalena Tempi, donna indipendente finanziariamente e culturalmente dal marito Niccolò Martelli, volesse un ricordo, una sorta di “fotografia”, delle figlie e scelse il pittore lucchese che, allievo di Batoni, aveva fama nel genere. L’attività del Benigni ritrattista, infatti, dovette essere molto apprezzata dalla famiglia Martelli, alcuni anni più tardi sarà ancora Marco a commissionargli un nuovo ritratto dei figli, Niccolò e Maddalena, nipoti delle tre giovani sorelle raffigurate dieci anni prima.
Giovan Battista Benigni, è pittore non molto noto e marginalmente indagato anche dagli studi più recenti (Bellesi, p. 77), di lui si conoscono il luogo e la data di nascita, Lucca, 1736. Nella città natale fu allievo di Giovanni Domenico Lombardi (1682-1751), pittore di qualità che soggiornò in Lombardia, a Venezia, e a Roma e che forse lo avviò alla scuola del lucchese Pompeo Batoni (1708-1787), trasferitosi a Roma nel 1727 dove si specializzò nel genere del ritratto. Benigni lo seguì a Roma dove rimase per sette anni, venendo presumibilmente in contatto con molti dei famosi personaggi del Grand Tour che frequentavano l’atelier del maestro. Dopo la metà del Settecento è nota la sua attività di incisore e, sicuramente, era a Firenze nel 1773, dove risulta fra i “copisti” di Galleria fino al 1791. Nel 1790 aveva firmato il Battesimo di Cristo nella Cattedrale di Fiesole, opera di cui parla Angelo Maria Bandini.
L’anno in cui eseguì la convertation Martelli, il 1777, era citato nella classe dei pittori dell’Accademia delle Arti del Disegno, nella quale fu eletto Accademico nel gennaio 1778.
Quanto all’attività di ritrattista, e alla insolite conversation da lui riprese dal gusto anglosassone, ancora da studiare nei pochi esempi in ambito toscano, dovette raggiungere una certa notorietà che gli permise di frequentare e lavorare per molte famiglie. Nella “Gazzetta Toscana” si ricorda che beneficiò, dal 1782, di un vitalizio di 40 lire al mese da Andrea Pazzino de’ Pazzi e, nel 1785, eseguì un Ritratto della famiglia Gerini, raffigurante Carlo di Giovanni e Maria Camilla Torrigiani con i figli (opera oggi in collezione privata e già attribuita a Giuseppe Zocchi, Ingendaay, I p. 117).
Mentre sono discordanti le notizie di un suo matrimonio nel 1781 (sull’argomento sono in corso approfondimenti), risale al 1799 la sua iscrizione alla Società Colombaria dove, nell’anno 1800, tenne una conferenza sul suo maestro, Pompeo Batoni. Nello stesso anno Luigi Tramontani parla del suo Battesimo di Cristo nella Cattedrale di Fiesole, e Angelo Maria Bandini lo definisce “colto … e mio buon amico”.
Sul finire del secolo (1798-1801) sono invece documentate tre tele di soggetto storico per la Certosa del Galluzzo, esecuzione che sposterebbe la data della morte finora conosciuta, 1799, a post 1801.

Monica Bietti e Francesca Fiorelli Malesci

Bibliografia citata
“Gazzetta Toscana”, 1782, n. 9, Firenze, 2 marzo; L. Tramontani, All'amico Maria Bandini (1797) in A. M. Bandini, Lettere XII. Ad un amico…, Firenze, 2003, pp. 10, 285, 36, ristampa della edizione Siena 1800;
M. Bietti, in Cioccolata squisita gentilezza, Firenze, 2005, pp. 180-181;
S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del ‘600 e ‘700. Biografie e opere, I, Firenze, 2009, ad vocem, con bibliografia;
M. Ingendaay, I migliori pennelli. I marchesi Gerini mecenati e collezionisti nella Firenze barocca, Il palazzo e la galleria 1600-1825, Milano, 2013, I p. 117.