Caccia al patrimonio disperso della famiglia Martelli
Il Palagio, il Poggiale, il Piano e La Torre: i poderi dei Martelli a Figline Valdarno










L'analisi della compravendita della tenuta in Figline Valdarno, rinvenuta nel fondo Velluti Zati di San Clemente, offre uno spaccato significativo sulle dinamiche di acquisizione della casata Martelli tra i secoli XVIII e XIX. L'atto che esaminiamo – datato giugno 1819 – documenta l'alienazione di un complesso rurale situato
nel territorio di Figline, composto da una villa padronale con annessa cappella e quattro poderi denominati il Palagio, il Poggiale, il Piano e la Torre1. Il venditore è il Balì Niccolò Martelli che vendeva alla contessa Carlotta Barbolani da Montauto (1780–1845). Il prezzo pattuito per la vendita è di 4.650 scudi.
Una condizione per l’alienazione di questi beni è una clausola di particolare interesse storico-giuridico: l'accollo di un Legato pio perpetuo, istituito dal Canonico Bernardo Martelli (1673-1752) nel 1752 citato peraltro già nel suo testamento.
Il testamento prevedeva oneri specifici da assolversi presso l'oratorio delle proprietà vendute: la celebrazione della festa di San Pietro d’Alcantara; l'officiazione di sette Messe piane e una Messa cantata; l'erogazione di elemosine e il sostentamento con il "trattamento di mensa" per i sacerdoti officianti2.
Sotto il profilo finanziario, significava che una percentuale del capitale per l’alienazione della tenuta di Figline, era detratto e "lasciato in mano" alla contessa Carlotta, la quale si impegnava, pro bono e in perpetuo, a farsi carico delle spese religiose, agendo di fatto come garante della continuità del volere testamentario, il canonico Bernardo Martelli.
L'acquirente, definita nel testo come Signora Comperatrice, risulterà una figura centrale per il ruolo di raccordo tra la casata dei Martelli e i Velluti Zati di San Clemente, dato che il 26 aprile 1805 sposa Simone Francesco Velluti Zati, assumendo il titolo di Duchessa di San Clemente e stabilendosi nell'omonimo palazzo fiorentino3.
Ancora, nelle carte del Fondo Velluti Zati, si conserva la copia autentica di un estratto, dal quale si evincono alcuni dati interessanti. Nel documento esaminato è citato un Pubblico Oratorio con piccola Sagrestia situato al piano terreno della villa, con un ingresso separato. L’oratorio in oggetto viene denominato anche cappella della Villa di Valdarno intitolata a San Pietro d'Alcantara. È proprio qui che, secondo le volontà del 1752, la contessa Barbolani doveva far celebrare la festa di San Pietro d'Alcantara4.
Proseguendo nella lettura delle carte compare una perizia tecnica che descrive la proprietà nell’Ottocento, al momento della vendita. La tenuta aveva un unico corpo di fabbricato di antica e solida costruzione. Vi si arrivava percorrendo una “lunga e retta viottola” che partiva dalla chiesa di Sant’Andrea. All’esterno, vi era un grande orto circondato da mura e staccionate, che precedeva l’ingresso principale. Spiccava “un’ampia loggia a volte con archi e colonne in pietra” Al piano superiore c’era un “terrazzo a tetto”. Si proseguiva poi nella descrizione degli interni: al piano terra c’erano quattro camere e un grande salotto con “camino di pietra”; al piano superiore una cucina con “fuocorile, forno e acquaio” oltre una vasta sala da pranzo e altre quattro camere5. Il perito aveva visitato di persona la tenuta per verificare che il prezzo fosse adeguato al bene in vendita: il tutto era perfettamente in linea con la richiesta del Martelli, compresi anche lo stato dei tetti, delle coltivazioni in essere, e fino alla quantità di bestiame presente e necessario per una buona gestione della fattoria6. Il terreno, di 36 ettari pianeggianti, aveva uliveti e vigneti. Nelle immediate vicinanze c’erano le coloniche dei mezzadri, anch’essi descritti: Martino Bigi lavorava con la sua famiglia il Podere di Palagio. Aveva in dotazione "quattro tini di legname" per il vino della capacità di 140 barili; Francesco Valeriani lavorava il Podere di Piano. Viveva in una casa definita "di recente fabbricata", dotata di portico, stalla per i bovi e un frantoio. Nella descrizione dei confini, si specificava che la fattoria Poggiale era confinante con il Patrimonio San Clemente, dunque con quei terreni che già appartenevano alla casata dell’acquirente7.
Nel 1846 – quasi trent’anni più tardi – ebbe luogo il matrimonio tra la figlia di Carlotta Barbolani da Montauto, Marianna, con Alessandro Martelli. La dote, di ben 44.000 scudi, riporta probabilmente una parte di quella ricchezza – e forse anche la gestione di quei terreni – all'interno dell'orbita della famiglia Martelli attraverso il matrimonio con Alessandro. Se nel 1819 i Martelli vendevano le loro terre per avere liquidità, adesso, con il matrimomio, i due patrimoni delle casate si fondevano. Le nozze, celebrate nel settembre del 1846 tra il cavaliere Alessandro Martelli e Marianna Velluti Zati, furono molto più di una semplice unione tra due nobili famiglie: furono una vera e propria operazione di salvataggio economico. L'obiettivo principale era quello di rimettere insieme i pezzi del patrimonio di famiglia, che negli anni precedenti i Martelli avevano dovuto dividere e vendere. Il motore di questa rinascita fu la dote di Marianna, l’enorme cifra di 44.000 scudi fiorentini, che iniettò nuova linfa nelle finanze dei Martelli. A garanzia di questa somma, il padre dello sposo arrivò a ipotecare i poderi della tenuta di Gricigliano, assicurando alla nuora non solo una sicurezza economica, ma anche una serie di privilegi legati allo status sociale, come il diritto a una scuderia privata, una servitù dedicata e un posto riservato al Teatro della Pergola.
L'importanza dell'evento era confermata dalla presenza dei conti della Gherardesca e dai legami con i Walewski, che proiettavano la famiglia in un contesto internazionale di altissimo livello. Con la nascita del Regno d’Italia, la gestione degli affari di famiglia dovette cambiare per stare al passo con i tempi. Un momento chiave fu il maggio del 1874, quando il duca Simone Vincenzo Velluti Zati liquidò circa 11.800 lire a favore delle sorelle Marianna e Luisa. Questa mossa servì a "liberare" le proprietà dai vecchi vincoli religiosi che risalivano addirittura al Settecento, come le messe perpetue stabilite nel testamento del canonico Bernardo Martelli del 1752. Fu un passaggio fondamentale che mise un limite alle leggi sulla “manomorta ecclesiastica” (legge Siccardi 1866) e agli obblighi di stampo feudale per passare a una gestione della proprietà moderna. In definitiva, la storia dei Martelli dimostra come la nobiltà toscana sia riuscita a sopravvivere ai grandi cambiamenti politici dell'Ottocento e come i matrimoni divennero sempre più veri e propri strumenti finanziari per proteggere i capitali o rafforzarli. Le antiche casate toscane si porsero la mano per supportarsi a vicenda, al fine di mantenere in auge le loro stirpi, in quella stagione fatale per la società italiana e per il patrimonio artistico quando “un ordine feudale e clericale che aveva resistito impavido per secoli, collassa e si scioglie come neve al sole. Si dissolvono i patrimoni delle grandi famiglie nobiliari, smobilitano e si disperdono le collezioni d’arte raccolte attraverso generazioni”8.
Nel Novecento questi beni Martelli-Velluti Zati di Figline Valdarno furono nuovamente alienati e ora sono di proprietà di privati. Il Palagio è oggi una struttura ricettiva e verosimilmente anche il Poggiale, il Piano e la Torre situati nei dintorni, sono stati acquistati da soggetti privati. Nel caso del Palagio, sappiamo che l'acquisizione della tenuta nel 1997 da parte degli attuali proprietari, Gordon Sumner (Sting) e Trudie Styler, che succedettero al duca Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente, segna il passaggio da una gestione aristocratica tradizionale a un modello aziendale contemporaneo: nel 2007 infatti i nuovi proprietari si dedicano alla viticoltura, alla produzione sistematica di olio d'oliva, miele e colture frutticole specializzate (pesche, albicocche e ciliegie)9.
L'operazione delinea la definitiva conversione della storica proprietà agraria in un centro multifunzionale: il processo di evoluzione gestionale e commerciale di Villa Il Palagio evidenzia una dinamica complessa, ascrivibile al fenomeno della rifunzionalizzazione dei beni storici. Dall'altro lato, tuttavia, questo approccio determina una graduale transizione rispetto all'identità storica originaria del luogo. La riconversione di una classica residenza aristocratica e agricola in un polo multifunzionale modifica inevitabilmente il tessuto culturale del complesso. La memoria storica della villa si trova così a convivere con le dinamiche della ricettività contemporanea e dell'intrattenimento, ridefinendo il rapporto tradizionale tra il bene monumentale e il suo territorio.
Cristiana Danieli
1 Archivi Storici delle Famiglie, Fondo Velluti Zati, Sez. San Clemente, Serie Contratti, Carlotta Barbolani nei Velluti Zati acquista Poderi a Campiglia (Figline), 1819, 1837, filza 104.
2 Ibidem
3 Più tardi nel 1845 Marianna, la figlia della duchessa Carlotta, sposerà Alessandro di Niccolò Martelli, chiudendo idealmente il cerchio relazionale tra i due rami familiari protagonisti dell'atto.
4 Il culto di san Pietro d'Alcantara in Toscana fu introdotto nell'ultimo quarto del XVII secolo per impulso del granduca Cosimo III de' Medici. Dal testamento del canonico Bernardo Martelli (1673-1752), che disponeva di officiare in perpetuo la festa del santo spagnolo, appare evidente che il culto si era radicato già alla fine del Seicento e si era diffuso con rapidità nella prima metà del Settecento, perfettamente in linea con la disposizione di Cosimo III.
5 Archivi Storici delle Famiglie, Fondo Velluti Zati, Sez. San Clemente, Serie Affari Diversi, Carlotta Barbolani nei Velluti Zati, 1819, 1837, filza 144, inserto 194, p. 6.
6 Archivi Storici delle Famiglie, Fondo Velluti Zati, Sez. San Clemente, Serie Contratti, Carlotta Barbolani nei Velluti Zati, 1819, 1837, filza 104.
7
8 A. Paolucci, L’eredità di Stefano Bardini. Una storia fiorentina del Novecento, Firenze 2019, p.17.
9 https://tenutailpalagio.com/our-story