Caccia al patrimonio disperso della famiglia Martelli
La famiglia Martelli nel Valdarno: la tenuta di Viesca
Fin dal XIII secolo il Valdarno ha ricoperto un ruolo cruciale per Firenze. Questo territorio della Toscana aveva un ruolo preminente tra le altre località del contado fiorentino: venivano da lì la maggior parte delle derrate alimentari che erano prodotte nella circostante pianura dell’Arno e che venivano poi trasportare verso Firenze. Grazie alla fertilità della sua pianura, il Valdarno rappresentava la principale fonte di approvvigionamento per il capoluogo, garantendo una fornitura costante di prodotti agricoli1. Il prestigio del territorio crebbe costantemente a cavallo tra l'Umanesimo e il Rinascimento, raggiungendo il suo apice tra il Settecento e l'Ottocento.
Le grandi famiglie furono i veri motori di questa trasformazione, elevando il Valdarno a rango di centro produttivo di altissimo livello. Queste famiglie crearono un sistema integrato di ville-fattorie, dove la bellezza del paesaggio toscano era supportata da una solida struttura di economie agricole. Tra queste si annoverano i Serristori, proprietari di ville, tra le quali quella di San Cerbone poi Spedale dei Serristori2, i Salviati, i Casprini, attivi imprenditori. E non da meno certamente furono i Martelli, i quali presero il controllo di vaste proprietà nella località in oggetto, trasformandole in moderne imprese agricole. Fu proprio grazie alla loro lungimiranza che il sistema delle fattorie divenne una macchina perfetta di produzione: essi amministravano con rigore e sapienza le attività agricole, che tra cereali, olio e vino rappresentavano fonti di enormi profitti. L’area legata alle attività riconducibili ai Martelli è quella del popolo di San Piero a Viesca, nel Valdarno superiore, a destra del torrente Resco, vicino Figline3. Una località storica nel Valdarno superiore, oggi parte del comune di Reggello in provincia di Firenze, nota per la Chiesa di San Piero a Viesca, un'antica pieve, cuore spirituale della comunità fin dal 11484.
Il passaggio della tenuta di Viesca alla famiglia Martelli alla fine del Settecento segnò un momento di fondamentale transizione per il territorio. Dopo i Medici-Tornaquinci, le proprietà passano ai Martelli, che ne ridefiniscono l'assetto economico. Entrando in possesso di Viesca ereditarono un territorio che portava ancora i segni del declino medievale, ma che possedeva un enorme potenziale agricolo. Con i Martelli, Viesca iniziò a trasformarsi in una fattoria dotata di tutto e moderna: in linea con le riforme leopoldine dell'epoca, i Martelli promossero una gestione del suolo più razionale, incoraggiando la mezzadria e valorizzando le colture tipiche del Valdarno: vite, olivo e cereali. L'eredità dei Martelli preparò il terreno per la successiva fase della Marchesa Marianna Ginori, vedova Nerli, che acquisì la proprietà nel 1879.
Grazie alla lettura di alcune carte sciolte facenti parte del Fondo Martelli conservato in Archivio di Stato a Firenze5 è possibile ricostruire le vicende legate al luogo: tra il 1833 ed il 1851 Niccolò Martelli si stava occupando attivamente dei possedimenti del Valdarno, ampliando il raggio d’azione per migliorarne la gestione: il nome del Balì Martelli compare assieme a quello del Cavaliere Del Mazza, suo vicino di casa, nell’ambito di acquisti e permute di terreni in Viesca6. Questi sono gli ultimi anni del Balì, che muore nel 1853 lasciando la gestione di queste proprietà di campagna ai figli maschi, Marco (1810-1866), Giovan Battista (1811-1830) e Alessandro (1812-1893).

Il primo documento preso in esame è un atto di permuta - datato 1833 rogato a Firenze dal Notaio Pietro Enea Gaita - che formalizza uno scambio strategico di terreni tra il Balì Niccolò Martelli e il Cavaliere Pier Francesco Del Mazza. Avveniva uno scambio di terre: il Campo dell’Arnetolo – nel popolo di Santa Maria a Ponterosso - veniva ceduto al Cavalier Del Mazza e lui in cambio cedeva beni più vicini alle case coloniche del Martelli. Si noti che nelle carte si parla di uno scambio equo, pacifico e concordato, per motivazioni precise: lo scopo era quello di riunire e avvicinare alle rispettive case le famiglie, e migliorare le condizioni dei lavoratori. L’obiettivo, dunque, era di accorpare i possedimenti rispettivamente più vicini alle loro fattorie, per renderli più facili da gestire per le famiglie coloniche che vi lavoravano. In cambio, al Balì spettava un appezzamento distaccato dal Podere del Borro di Municoro, posto del Popolo di San Piero a Viesca, denominato Il Piano Sotto alla Vecchia. Il Borro rappresentava un elemento idrografico fondamentale nella storia agraria del Valdarno, citato già nelle fonti più antiche come torrente di grande utilità per le attività agricole e la popolazione. Questo corso d'acqua, che scorre nella piana di Viesca, nel comune di Reggello, è perfettamente identificabile ancora oggi nella cartografia moderna e nel tessuto territoriale locale. Proprio lungo le due sponde del Borro e nei terreni storicamente descritti come lavorativi si estende attualmente la prestigiosa Tenuta di Viesca7.

In questa area è proprio grazie alla presenza della tenuta che le antiche suddivisioni dei poderi dell’Ottocento persistono: la presenza delle coloniche e lo svolgimento di attività come quella vitivinicola fungono da testimonianza della vocazione signorile e agricola del luogo, valorizzando e tutelando la storia e la memoria del luogo pur a distanza di secoli.
Ancora, vent’anni dopo - nel maggio del 1851 - una nota di iscrizione ipotecaria mette agli atti un’ipoteca, accesa dal Martelli, per assicurarsi il credito su un bene: il terreno si trova nel Popolo di San Piero a Viesca, confina con lo Spedale Serristori ed è ancora il “Campo dell’Arnetolo”: è grande 9 Stiora, 8 Pugnora e 10 Braccia quadre. Si tratta di una terra coltivata, con ulivi e alberi e anche gelsata vvale a dire adibita alla bachicoltura per la produzione della seta, di cui i Martelli si occupavano già da tempo nei loro poderi, come succedeva nella villa di Salingrosso a Montelupo Fiorentino (conosciuta anche come villa di Sammontana)8.

Un'altra proprietà che compare nel Fondo Martelli custodito nell’Archivio di Stato di Firenze e sempre nella zona, menzionata nell’ambito della gestione delle attività agricole a Viesca, è la località diPoggio Asciutto9. È qui che nell’Ottocento Marco Martelli e Teresa Ristori vissero almeno dal 1835, in una grande villa che fu fatta costruire ad hoc per Teresa, originaria proprio di Viesca10. Qui Teresa visse stabilmente, occupandosi dei suoi tre figli Lodovico, Giorgio e Virginia, che trascorsero l’infanzia con la madre e meno col padre, impegnato in affari e spesso a Firenze11.

La vicenda Martelli-Ristori è una complessa storia di amore e inganno nella Toscana dell'Ottocento. Tutto inizia nel 1833, quando la giovane e bella Teresa Ristori entra a servizio come guardarobiera in casa Martelli. Tra lei e il primogenito Marco Martelli, spirito libero e insofferente alle regole, nasce una relazione proibita che porta a una gravidanza nel 1835. Per salvare le apparenze e la dignità della ragazza, venne orchestrata una vera e propria messa in scena: il finto matrimonio. Fu assoldato un figurante, Pasquale Masini (sotto il falso nome di Resi), che finse di essere il promesso sposo di Teresa per placare i pettegolezzi a Viesca. Vennero celebrate finte nozze "segrete" a Savignano, con la complicità di alcuni prelati, tra cui don Domenico Benelli. In realtà, Teresa si trasferì a Firenze in una casa affittata da Marco, dove i due vissero come marito e moglie, avendo due figli, Lodovico e Giorgio, registrati sotto falso nome per nascondere la paternità. Marco continuò per anni a mantenere questa doppia vita, costruendo poi persino una villa a Viesca per Teresa e i figli, fingendosi un "amico di famiglia" del presunto marito assente. La villa fu edificata ex novo tra il 1838 e il ’39 su un terreno già di proprietà dei Martelli a Viesca, vicino a Figline Valdarno. Qui Teresa andrà a vivere stabilmente con i figli. Per la sua realizzazione, Marco utilizzò le stesse maestranze specializzate che lavoravano per il palazzo di famiglia a Firenze, garantendo un livello qualitativo superiore alle abitazioni rurali della zona. Per non destare i sospetti del padre Niccolò, Marco utilizzò il confessore don Domenico Benelli come prestanome per l'acquisto dei terreni e la gestione delle spese di costruzione. Nel frattempo, il padre di Marco, Niccolò, rimase all'oscuro di tutto, tanto da nominarlo erede principale nel testamento affinché formasse una famiglia nobile, almeno fino al 1840. Quando lo scandalo infine esplose, le conseguenze furono drastiche: Marco fu di fatto escluso dalla linea di successione e fu sostituito dal fratello minore Alessandro.
Tra i figli di Marco e Teresa sicuramente fu Lodovico a distinguersi. Eletto sindaco nel 1899 dimostrò un grande impegno sociale per la sua Figline: fu lui a far costruire l'odierna ASP - Centro residenziale "Lodovico Martelli", una struttura per anziani che porta il suo nome, sorta dall'iniziativa del ricovero che lui promosse e finanziò. La prima pietra fu posata nel 19101. La struttura entrò in funzione solo nel 1922, dopo la sua morte13.

Cristiana Danieli
1 G. Tigler, Figline e il Valdarno. Guida storico-artistica, Firenze, 1990, pp. 7-10.
2 E. Diana, C. De Benedictis, a cura di, Arte e assistenza nell’ospedale Serristori di Figline Valdarno, Firenze,
2024.
3 A. Zuccagni Orlandini, Indicatore topografico della Toscana granducale ossia compendio alfabetico delle
principali notizie di tutti i luoghi del granducato, Firenze, 1856.
4 S. Patitucci Uggeri a cura di, La via Francigena e altre strade della Toscana medievale, «Quaderni di
Archeologia medievale», VII, Firenze, 2004, p. 163.
5 ASFi, Martelli ff. 1415, 1421.
6 Il Balì Niccolò Martelli (1778-1853) era il padre di Marco Martelli (1810-1866) Cavallerizzo Maggiore del
Granduca, residente a Firenze in via della Forca, che sposa nell’Ottocento Teresa Ristori.
7 Si tratta di un agglomerato di poderi ottocenteschi totalmente riorganizzati, adibita a struttura ricettiva cui si collega anche l’attività vitivinicola: la tenuta di grande valore storico e paesaggistico è legata ad un ambizioso progetto della famiglia Ferragamo – maggiori dettagli su www.viescatoscana.com.
8 La produzione di seta era un’attività diffusa a Firenze e Lucca, luoghi dell’Arte della Seta: il prodotto toscano, infatti, poiché filato in maniera del tutto unica, era richiesto ed esportato in tutta Europa. Questa attività riscosse particolare successo tra Sette e Ottocento, quando l’uso della seta per l’arredamento e il vestire costituiva un elemento distintivo per il ceto abbiente: indossare seta prodotta nelle proprie tenute dimostrava non solo ricchezza, ma anche il controllo diretto su una filiera di lusso.
9 D. Rindi, Mappa del Catasto Storico Regionale, comune di Reggello, Rona e Viesca, 1821, Foglio 5,
particelle 995-1382.
10 La relazione tra i due fu "disconosciuta" dopo sette anni di matrimonio e la nascita di tre figli.
F. Fiorelli Malesci, G. Coco, a cura di, Firenze in salotto: Intrecci culturali dai riti aristocratici del Settecento ai
luoghi della sociabilità moderna, Atti del convegno di studi Firenze, Museo di Casa Martelli, 22 ottobre 2015.
Firenze, 2017.
11 B. Bonatti, Lodovico Martelli e il Ricovero, in I Quaderni di Casa Martelli, ASP - Centro residenziale
"Lodovico Martelli", pp. 9-11.
12 E. Diana, Il ricovero di mendicità Lodovico Martelli. Cent'anni di servizio al territorio (1922-2022), Figline-Incisa Valdarno, 2022, pp. 34-35
13 G. Incerpi in M. Bietti, F. Fiorelli Malesci, Il Museo di Casa Martelli a Firenze. Nascita, sviluppo e gestione
di una casa museo. Note sul metodo di lavoro (1999-2019). Arcidosso (Grosseto), 2026, pp.258-265.