Caccia al patrimonio disperso della famiglia Martelli

La fattoria dell’Erede a Barberino di Mugello

La fattoria dell’Erede a Barberino di Mugello
La fattoria dell’Erede a Barberino di Mugello
La fattoria dell’Erede a Barberino di Mugello
La fattoria dell’Erede a Barberino di Mugello

Le notizie sul patrimonio immobiliare dei Martelli nell’area di Barberino di Mugello provengono quasi interamente da documenti conservati nell’Archivio di Stato di Firenze, all’interno del Fondo Martelli: attraverso alcune carte sciolte è stat o possibile tracciare l’evoluzione di un vasto patrimonio, risultato di un'attenta e consapevole strategia di espansione fondiaria tramite l’acquisto, tra il XV e il XVII secolo, di tenute e terreni del luogo. La ricostruzione dell’area di interesse, supportata da una ricerca dei singoli siti nel catasto storico regionale, è un esempio di attività imprenditoriale e di gestione “nobiliare” delle terre della Toscana rinascimentale1.

Tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo la famiglia operò alcune acquisizioni mirate nel territorio di Barberino di Mugello, componendo progressivamente un mosaico di proprietà frammentate in un’unica e vasta unità produttiva. Questa fase di espansione ebbe inizio in modo significativo nel 1493 con l’acquisto di un terreno situato in una posizione strategica poiché confinante con la Pieve di San Gavino. L’anno successivo, nel 1494, in località Buttoli, la famiglia acquistava le terre di Palagio: circa nove stiora di terreno ad alta capacità produttiva e infine nel 1496 con l’annessione di terreni in località A' Sodi, vicino il fiume, in una posizione geografica cruciale per la vicinanza alla via principale.

Quindi si ha ragione di credere che il primo nucleo di terreni agricoli di proprietà dei Martelli fosse nell’area della pieve di San Gavino Adimari. Con la Pieve e le distese di terre tutte attorno, San Gavino era, a partire dal Quattrocento, caratterizzata da una forte presenza di famiglie illustri fiorentine, che vi detenevano vasti possedimenti terrieri e diritti di patronato. È già nota la presenza di possedimenti di proprietà dei Medici e di altre casate fiorentine, come gli Adimari, i Cerretani o i Cattani, per citarne alcune2. L'assetto fondiario del piviere, tra XVI e XVII secolo, vedeva il predominio dei Medici, titolari del patronato sulla pieve e di vaste tenute boschive, affiancati dagli Adimari, legati storicamente al luogo, e dai Cattani, influenti possidenti del Castello di Barberino. A questi si aggiunsero i Cerretani, i Baldovinetti e i Corsi, i quali convertirono i proventi dei commerci fiorentini in proprietà rurali e ville nel contado3.

In un contesto dominato dalla secolare presenza di famiglie come i Medici, gli Adimari e i Cattani, l'operazione condotta dalla famiglia Martelli nell'area spiccò per le sue eccezionali capacità imprenditoriali. I Martelli attuarono una vera e propria pianificazione territoriale: trasformando piccoli appezzamenti di terre frammentati in una struttura agraria organica e centralizzata, diedero vita a una delle fattorie più redditizie e strutturalmente solide dell'intero Mugello. È un peccato che oggi non si abbiano notizie sulla localizzazione dell’antica fattoria dei Martelli a San Gavino. È interessante, tuttavia, notare come questi beni fossero stati rilevati da piccoli proprietari locali, artigiani e lavoratori della zona, segnando il passaggio di queste terre dalle mani della piccola economia rurale a quelle della grande proprietà nobiliare. L'unione di tante piccole terre in una grande proprietà permetteva di organizzare il lavoro meglio e di produrre molto di più, cosa che i singoli artigiani non potevano fare da soli. In questo modo la terra non serviva più solo alla sussistenza del lavoratore agricolo, ma diventava un’attività commerciale ben più ragionata e strutturata. Questo processo di rilevazione delle terre ad opera dei Martelli tra Quattro e Cinquecento, non rappresentava quindi soltanto un'abile operazione economica, ma un atto che avrebbe impresso alla tenuta la fisionomia e il valore ereditati nei secoli a venire.

Il processo di formazione della tenuta a San Gavino culminò nel 1503 con un complesso composto da un casolare con corte, vigne, boschi e terreni per la coltivazione. Si ha ragione di credere che nelle immediate vicinanze si trovasse anche la Fattoria dell’Erede. In effetti, osservando la sua localizzazione nel Repertorio Toponomastico Regionale, la distanza fra la Pieve di San Gavino e la località dell’Erede è poco più di 3 chilometri4. Oggi la struttura architettonica della Fattoria dell’Erede si trova in cattivo stato di conservazione, e sembra essere abitata solo parzialmente. Annessa all’immobile è una cappella privata, con un’edicola votiva e un piccolo campanile: il tutto necessiterebbe di un restauro architettonico. Nell’archivio di famiglia si trovano, oltre all’inventario del 1682, notazioni di spese relative alla villa e ad alcuni lavori soprattutto nel secolo XVIII con la presenza di pittori, abituali nelle proprietà Martelli: Pietro e Antonio Ciseri, Gaetano Gucci e Giuseppe Miller che eseguì (1802) la pittura nel tabernacolo (ASFi, Martelli, f. 1940).

La denominazione della fattoria riporta alla luce un dato fondamentale: nel cuore della zona dell’Erede, una famiglia aveva per anni lottato per preservare il proprio patrimonio, erigendo una complessa barriera di vincoli giuridici. Era un estremo tentativo di preservare case e terre, ottenute con gli sforzi di una vita, dall’assalto dei creditori. Tuttavia, la morsa dell’indebitamento finì per farsi insostenibile, costringendo i proprietari a una resa inevitabile. La famiglia, che appunto aveva vincolato le proprie terre, aveva ora necessità di liberarsene. La resa definitiva è sigillata in un atto notarile del 16 luglio 1666. Giovan Paolo e i suoi figli accettarono una complessa manovra finanziaria guidata dal Senatore Marco Martelli (1592-1678), allora impegnato a consolidare il prestigio della propria casata attraverso l’acquisizione di nuove tenute. Il Senatore non versò però il prezzo della vendita direttamente nelle mani dei venditori, ormai insolventi, ma agì come liquidatore del loro dissesto. Con un investimento imponente di oltre 5.000 scudi, egli estinse le pendenze presso il Banco de’ Denari e il Monte di Pietà, soddisfacendo contestualmente le pretese dei creditori privati5. Tra questi spiccavano le figure di “M.re [Monsignore] Carlo Picchi che ottiene una somma di 509 scudi (circa); il Sig.re Gio. Ba. [Giovan Battista] Pigni, che ne ottiene 491; Franco Cionfanelli la cui quota era più consistente, ammontando a 2150 scudi e Alte X ovvero Altre spese/persone per 121 scudi”. Attraverso questa operazione il Senatore Marco garantì alla propria casata il dominio diretto su una porzione strategica del territorio di Barberino. I beni, svincolati dai precedenti oneri creditizi, vennero così stabilmente inseriti nel sistema delle rendite dei Martelli, consolidando il loro prestigio economico nel Mugello durante il XVII secolo.

Ancora oggi, il toponimo sopravvive nella Via dell'Erede, testimonianza toponomastica di quel vasto patrimonio che nel 1666 passò nelle mani della famiglia Martelli, segnando profondamente la configurazione territoriale di Barberino di Mugello.

A pochi chilometri di distanza dalla Fattoria dell’Erede si trova l’area del Popolo di San Silvestro dove sorgeva l’antichissima Pieve. I documenti conservati in Archivio offrono una descrizione dettagliata del podere. Si trattava di un complesso di edifici costituito da una villa con casa da lavoratore e dimora padronale. Con ogni probabilità anche questo podere fu rilevato in occasione della vendita al Senatore Martelli. Il complesso era dotato di stalle, capanne e di una tinaia, elemento quest'ultimo imprescindibile per la lavorazione delle uve provenienti dai numerosi vigneti della tenuta. Di particolare rilievo architettonico e paesaggistico erano gli spazi recintati: un "chiuso" adiacente alla dimora e, soprattutto, un "orto murato da tre bande".

Altre località del Mugello, e nell’area a nord di Firenze, su cui i Martelli ebbero interessi economici:

il Podere del Poggiolo. Una tenuta storica situata nel territorio di Barberino di Mugello. Era una proprietà completa, dotata di abitazioni per i contadini e terre coltivate a cereali, che rappresentava uno dei pilastri della rendita familiare.

I Poderi di San Michele a Calenzano. Situati in una zona strategica della piana, questi poderi comprendevano case coloniche e terreni "sodati" (non lavorati) o a pascolo. Erano spesso confinanti con i beni della Chiesa di San Biagio e con le proprietà dei Marchesi Salviati.

Le "Prese" di terra lungo la Sieve. Numerosi piccoli lotti di terra distribuiti lungo le rive del fiume Sieve, particolarmente fertili e preziosi per l'irrigazione, oggetto di compravendite per "arrotondare" i confini della proprietà principale.

Notizie importanti sulla fattoria dell’Erede si traggono da inediti documenti relativi alla spartizione patrimoniale avvenuta dopo la morte di Carlo Martelli (1945) fra le tre figlie Paola, Caterina e Francesca rimaste le ultime eredi della casata che, con loro, si sarebbe estinta.

Notizie importanti sulla fattoria dell’Erede si traggono da inediti documenti relativi alla spartizione patrimoniale avvenuta dopo la morte di Carlo Martelli (1945) fra le tre figlie Paola, Caterina e Francesca rimaste le ultime eredi della casata che, con loro, si sarebbe estinta. La fattoria dell’Erede spettò a Paola Martelli (1886-1963) che, dopo uno sfortunato matrimonio annullato dalla Sacra Rota, decise di ritirarsi a vita monastica nel 1934 e scelse per questo il monastero benedettino di Santa Scolastica a Civitella San Paolo (Roma)6.

Dagli atti, ancora conservati in Museo (2025), si apprende quali fossero i mobili, gli arredi, i dipinti, le stoviglie, le cristallerie, la biancheria da camera e da pranzo di “corredo padronale”, gli arredi sacri, conservati nella villa-fattoria che furono spediti alla Martelli a Civitella, per essere venduti (dal14 aprile del 1958 si susseguono spedizioni fino al 1960). Un materiale molto interessante che ci indica come la fattoria fosse composta da un piano terreno con ingresso, salotto, cucina, corridoio (che va in cantina), scrittoio; un primo piano padronale con le camere, compresa quella di Paola, la stanza degli armadi, un salottino padronale, un salotto, e un ultimo piano dove era alloggiata la servitù7.

l compromesso di vendita della Fattoria dell’Erede è del 1958. L’acquirente risulta essere il commendatore Gino Milanese di Biella. Dovettero esserci alcuni problemi legati agli arredi, che Paola volle portare tutti a Civitella, ma la vendita sembra essere andata a buon fine. Da quel momento non abbiamo più notizie delle vicende legate alla proprietà di questa villa-fattoria di origine rinascimentale.

Cristiana Danieli


1 ASFi, Martelli, Carte Sciolte contenute nelle filze 1415, 1421.
2 E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Vol. I, Firenze, 1833, pp. 264-265.
3 Sull’egemonia medicea e la distribuzione delle proprietà tra le famiglie Adimari e Cattani nel territorio di Barberino, si rimanda a G. M. Brocchi, Descrizione della Provincia del Mugello , Firenze, 1748, pp. 42-45; per l'investimento fondiario delle famiglie mercantili (Corsi, Cerretani), cfr. Z. Ciuffoletti, Storia del Mugello, Firenze, 1995, pp. 112-114.
4 https://www502.regione.toscana.it/geoscopio
5 Il Monte di Pietà, nato nel XV secolo dalla predicazione francescana, oscillava tra la funzione di "sacro approdo" contro l’usura e quella di freddo ingranaggio del credito seicentesco (M. Fornasari, Il banco della carità. I Monti di Pietà in Italia tra medioevo ed età moderna, Bologna, 2002). Per famiglie come quella di Gio. Paolo, l'istituto divenne il luogo di una metamorfosi irreversibile, dove i beni affettivi si mutavano in cifre contabili, spesso preludio a un riscatto impossibile (D. Lombardi, Povertà e assistenza nell'Italia antica, Roma, 2002).
6 M. Bietti- F. Fiorelli Malesci, Il Museo di Casa Martelli a Firenze. Nascita, sviluppo e gestione di una casa museo. Note sul metodo di lavoro (1999-2019), Arcidosso (Grosseto), 2026, pp. 340-345.
7 Dall’atto di disinteressamento del 18 luglio 1947 si apprende inoltre che la Fattoria dell’Erede era composta da terreni agricoli, suddivisi in 24 poderi nel comune di Barberino di Mugello (Budolaccio del Frate, Audolaccio degli Innocenti, Buttoli I, Buttoli II, Erede, Fogna, Fontiniche, Fonticerni, Monte, Poggiolo I, Matriceto, Montili, Poreramo, Piano, Poggio, Poggiolo II, Pruno, Querceto I, Ripa, Saliola, Servallino (vicina al lago di Bilancino nei pressi del torrente Stura), Valiano I, Valiano II vicine alla chiesa di San Andrea a Camoggiano) con terre a mano, boschi, poche terre in affitto quasi tutti padronali; villa e locali di agenzia, casa del fattore e altri fabbricati civili, macchine e attrezzi aziendali, orci, damigiane, vasi e contenitori per olio e vino, oggetti di arredamento anche nelle case di abitazione del fattore e dei lavoranti. Altri poderi posti nel comune di Firenzuola (podere di Bruscoli, Cerretello, con marronete, faggete e attrezzi di corredo; podere forno con cose analoghe, le Sanguinaie. L’atto riporta tutti i numeri delle mappe catastali e tutti i confini fra i quali si enucleano quelli con i Cattani, quelli con la Pieve della Cavallina, alla quale Paola lascia un grande appezzamento di terreno (1956).